I feudi dal '300 al '500


Dopo la seconda metà del 1300 l’antico capoluogo di contea era ormai declassato al ruolo di semplice terra soggetta al distretto novarese e il suo territorio inserito nella “squadra del Ticino”, anche l’ultimo baluardo di organizzazione amministrativa e di struttura fortificata rappresentato dal Castel Domino, diventato già dalla metà del XII secolo un insediamento castellano con proprio dongione, subisce una seconda distruzione e il definitivo smantellamento.

 

La nuova organizzazione amministrativa voluta dai Visconti nel 1361-1362 era basata su circoscrizioni rurali governate da vicari o podestà in stretto rapporto con il comune di Novara e con il signore. Siamo ormai nel periodo delle infeudazioni che per quanto riguarda il territorio di Pombia testimonia la presenza dei Visconti nel 1407 quando il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, nomina Uberto signore di Borgo Ticino e Varallo Pombia e nel 1413 investe i figli di Uberto da Castelletto T., Ermes e Lancillotto, del feudo di Pombia con altri paesi del novarese. Alterne vicende ci portano al 1469 con la perdita del feudo.

Il feudo di Pombia e di Varallo Pombia passa così nelle mani della famiglia degli Sforza, la successione del casato avviene già nel 1441 quando Francesco Sforza sposa la figlia di Filippo Maria Visconti diventando di fatto il successore del potentato milanese.

 

Una relazione del 1450, circa lo stato delle terre del novarese, per le località di Pombia e Varallo, segnala la presenza di un castello a Varallo e uno a Pombia (identificabile con il castello oggi denominato di re Arduino). A tale proposito il Favini in un estratto del B.S.P.N. dei primi anni ‘70 del secolo scorso, in merito ai possedimenti delle antiche famiglie pombiesi, i Nibbia in particolare, a proposito del castello di Pombia conclude affermando che nel 1507 avveniva una transazione tra i Borromeo ed i Nibbia circa il possesso di Pombia pertanto il castello in oggetto passava ai Nibbia.

 

Nel 1469 i due paesi di Pombia e di Varallo P. erano gestiti dalla Camera Ducale e Galeazzo Maria Sforza concedeva il feudo a Martino Paolo Nibbia il 6 ottobre di quell’anno.

La situazione economica della famiglia di Martino Paolo Nibbia appare subito precaria e le vicende negative si ripercuotono anche sulla gestione del feudo di Pombia e di Varallo. L’imposizione di sempre maggiori tasse alla popolazione aggrava la situazione diventando una vera e propria tirannia. In questa situazione di abbandono generale delle terre e dei beni, anche il dongione di Pombia era ormai in rovina; in un atto notarile del 1492 viene citata non più l’esistenza di un castrum ma di un castellacium, vale a dire i semplici ruderi di un castello.

 

Seguono una serie di vendite e di acquisizioni delle varie comproprietà; Francesco Nibbia riusciva ad ottenere la quota sua spettante del feudo mentre gli altri tre fratelli ottenevano solo un quarto ciascuno. Questi decidono di vendere la loro parte a Guido Antonio Arcimboldi, già vescovo di Novara e in quel momento arcivescovo di Milano

Guido Antonio Arcimboldi, uomo dalle grandi qualità diplomatiche, rimane in carica come vescovo di Milano sino al 18 ottobre 1497, quando muore quasi improvvisamente e le sue spoglie riposano nel Duomo. Il feudo di Pombia alla morte dell’Arcimboldi passa di mano in quanto egli, pur legato alla carriera religiosa, in passato si era sposato e da questo matrimonio era nato un figlio, Nicolao. Non potendo Nicolao ereditare il feudo in quanto figlio illegittimo, lo cede il 10 marzo 1507 a Ludovico Borromeo, figlio del conte Giovanni. Sui beni vantava però diritto anche Francesco Nibbia in ragione delle volontà paterne, dunque il Borromeo si accorda con Francesco Nibbia trattativa sino a definire metà del feudo ciascuno e qualora Ludovico o i suoi discendenti non avessero avuto figli maschi, la signoria sarebbe spettata ai figli di Francesco. Anche le proprietà dei due castelli vengono suddivise, Francesco Nibbia sceglie Varallo Pombia dove va ad abitare.

Il casato dei Borromeo rappresenta la famiglia feudale milanese più conosciuta con una storia ricca di personaggi importanti, le cui prime notizie risalgono alla fine del XII secolo. Dopo il 1450 i Borromeo dominano un territorio vastissimo, il cd “Stato Borromeo” nei nostri territori raggiunge la sua massima estensione ed era diviso in dieci podesterie.

 

 

Tra i personaggi illustri del casato dei Borromeo sono universalmente conosciuti Carlo Borromeo (1538-1584), divenuto poi San Carlo Borromeo, e il cardinal Federico Borromeo (1564-1631) uomo di chiesa immortalato dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”.

  

Dopo la spartizione del feudo tra Ludovico e Francesco, il Borromeo riadatta due costruzioni a Pombia nell’antica fortificazione. Il Favini nel suo estratto del B.S.P.N. citato in precedenza, parlando del castello di Pombia e della transazione tra i Borromeo ed i Nibbia circa il possesso di Pombia che inglobava ovviamente il castello, conferma anche l’esistenza di uno stemma dei Borromeo ivi affrescato.