Tra X e XI secolo - Arduino d’Ivrea


Arduino d’Ivrea secondo la tradizione nasce a Pombia nell’omonimo castello intorno al 955 d.C., da stirpe borgognona. Padre di Arduino è Dodone conte di Pombia dal 973, figlio a sua volta pare di Anscario II, fratellastro di Berengario II, re d’Italia. Dopo l’infanzia vissuta forse in parte a Pombia secondo una educazione militare abituato alla durezza e al comando, giunge al marchesato tra i trentacinque e i quarant’anni.

 

Le vicende storiche di Arduino si svolgono a cavallo tra il X e l’XI secolo, ad iniziare dal 997 quando irrompe nella sua contea di Vercelli, episodio nel quale il vescovo Pietro viene ucciso e più in là nel tempo egli dovrà rispondere di episcopicidio. Negli anni a venire il programma di Arduino sarà teso a ridurre il potere vescovile nella Marca di Ivrea e determinerà una lunga fase, durata in pratica tutta la sua vita, di continuo scontro e battaglie contro vescovi e contro l’impero rappresentato prima da Ottone III a dall’anno 1002 da Enrico II. Proprio alla morte di Ottone III, Arduino profitta del vuoto di potere per impossessarsi del titolo di re d’Italia, viene acclamato nella capitale Pavia il 15 febbraio 1002.

 

Arduino per i pochi anni di regno vissuti sarà impegnato in una guerriglia senza possibilità di vittoria visto il fronte anti-arduinico talmente forte e prestigioso, sempre in movimento seguito da masnade fedeli e appoggiato ora da questo ora da quel signore. L’ultima sua sfida orgogliosa e sprezzante avviene nel 1014, quando imposta la corona ad Enrico II, egli dimostra grande determinazione a battersi, poi improvvisamente cessa e decide di non combattere più. Abbandona la lotta e ritiratosi nel convento di Fruttuaria, trascorrerà circa un anno morendo il 14 dicembre 1015.

 

Alla morte di Arduino si forma un fronte per continuare la lotta della feudalità minore e maggiore contro il potere dei vescovi. Si combatte aspramente e quando la vittoria sembrava finalmente dalla parte del fronte ribelle, il tradimento di Olderico Manfredi marchese di Torino decreta di fatto la fine del fronte anti-germanico. L’ultimo testardo esponente degli arduinici, Uberto il Rosso, sarà scomunicato con tutti i suoi nel 1019.

 

Per quanto riguarda il comitatus plumbiense, causa i forti contrasti tra i conti di Pombia e i vescovi di Novara, Corrado II nel 1025 assegnerà il comitato al vescovo di Novara. La famiglia dei Da Pombia nel contempo prosegue l’antica tradizione del radicamento sul territorio attraverso fondazioni monastiche.

 

Una redifinizione dei possessi e della distribuzione delle funzioni politiche all’interno della famiglia comitale porta, nel 1083, alla sua suddivisione nei rami dei conti di Biandrate, dei conti del Canavese e dei conti Da Castello.

 

Pombia inizia la fase di decadenza quando dopo il Mille, si va costituendo una nuova vita civile e la necessità di riorganizzare le istituzioni ecclesiastiche contro l’azione disgregatrice del feudo, ma anche le aspre lotte dei vescovi di Novara contro i quali i conti di Biandrate contrastavano il possesso dei propri beni.